Numero batte parola due a zero

La mia formazione tecnica influisce parecchio sull’analisi dei discorsi che mi capita di ascoltare. Un certo distacco mi consente di analizzare le opinioni, con interesse quando sono originali, e con divertimento quando appaiono clamorosamente campate in aria. A fronte di questa mia disponibilità al dialogo, anche quando quello mi offre il destro a un’impietosa stroncatura, fa da contraltare la mia insofferenza verso i luoghi comuni e i numeri buttati lì a caso per giustificare una tesi zoppicante.
Arrivo al punto.
Qualche giorno fa ho sentito alla radio, durante la trasmissione “Prima pagina”, la voce di un artigiano imolese che si lamentava dei nuovi limiti di velocità in vigore nel centro di Bologna. A quanto raccontava quel personaggio, pareva che il passaggio alla velocità massima di 30km/h gli facesse perdere un’ora in più per arrivare nel cantiere dove prestava la sua opera, e quindi sul costo del lavoro, tra andare e tornare, bisognava aggiungere due ore in più. Qui trovate il podcast della trasmissione radiofonica.
Bene, ora separiamo le opinioni dai numeri, perché talvolta le prime possono confondere i secondi.
Posso ben comprendere che in una regione che è sede di marchi famosi nel mondo delle competizioni motoristiche, il concetto di velocità sia una specie di totem al quale si sacrificano volentieri anche delle vite umane, e che quindi ogni limite sia avvertito come un’insopportabile prevaricazione alla libertà personale di sfrecciare, su un bolide o su un macinino è uguale. Del resto anche nella mia regione, per una problematica differente, vengono mal sopportate le misure che scoraggiano il consumo di alcolici, alle quali vengono opposti discutibili richiami alla tradizione e fantasiose teorie parasalutiste.
Quindi, pur senza validarne la logica, accettiamo l’esistenza di questo modo distorto e infantile di concepire l’utilizzo di un veicolo a motore.
Veniamo ora ai vantaggi che dovrebbero scaturire dalla riduzione a 30km/h della velocità nel centro abitato, inesistenti secondo gli sprinter dell’asfalto, effettivi ed efficaci secondo me. Uno alla volta.
Ogni giorno in televisione, alla radio e nei giornali passano delle notizie riguardanti pedoni e ciclisti rimasti vittime nei centri cittadini di un incidente stradale, anche purtroppo con esito mortale. Ampi e dettagliati studi hanno calcolato che a 50km/h il 20% dei pedoni rimane ucciso quando investito da un’automobile, ma questo drammatico valore si riduce al 3% alla velocità di 30km/h. A questo punto mi va di aggiungere una mia riflessione riguardante una certa cultura dominata dal feticcio automobile. Non penso di affermare una sconvolgente novità quando faccio notare che le strisce pedonali sono troppo spesso ignorate da chi guida, e che il pedone non è mai sicuro arrivare sano e salvo sul marciapiede opposto. Deve aspettare che entrambe le carreggiate siano sgombre, senza bolidi all’orizzonte, e se un’automobile rallenta e si ferma per lasciarlo passare deve pure ringraziare. Nella vicina (per me) Slovenia la situazione è ben differente. Prima della dissoluzione della Repubblica Federale di Jugoslavia, in questa regione il numero di incidenti mortali era elevato, complici il parco circolante non modernissimo, il fondo stradale stampo saponetta, la tendenza a sovrastimare le proprie capacità al volante, e la scarsa considerazione del pericolo di guidare non propriamente sobri.
Le misure che la Slovenia ha intrapreso, oltre all’ammodernamento della rete stradale, hanno interessato lo stile di guida e il conseguente rispetto delle norme. In Italia avrò percorso in automobile almeno un milione di chilometri, e mai mi è capitato che mi venisse verificato il tasso alcolico, operazione attuata solamente in caso di incidente (a buoi scappati dalla stalla quindi…), mentre in Slovenia, dove mi reco talvolta solamente per fare la spesa o per svago, già in due occasioni hanno verificato il mio tasso alcolico durante dei controlli a campione.
Ma torniamo ai pedoni che attraversano la strada in centro, e per chi vive oltre la riva destra del Timavo sarebbe un’esperienza da provare. In buona sostanza l’automobile non si arresta quando si scende dal marciapiede, bensì quando chi sta al volante solamente intuisce che il pedone ha l’intenzione di attraversare la strada, e attende con pazienza che quello arrivi sul marciapiede opposto. Non c’è bisogno di affrettarsi, correre, ringraziare. È una cosa normale, quasi banale, e nessuno ci fa caso, a prescindere se si viaggia su ruote o su scarpe. Fantascienza da noi.
Come dicevo sopra, questo prudente comportamento al volante è conseguente a una campagna di controlli sulla rete stradale, sempre presenti, sempre rigorosi, praticamente inevitabili, mentre da noi si giochiccia con grida manzoniane e proclami di draconiana severità, come spiego bene nel mio post “La strada spartana
Ma, come dicevo, sono solamente opinioni, anche se vi sfido a darmi torto.
Va da sé che anche un banale tamponamento ha conseguenze (economiche e fisiche) ben differenti se avviene a una velocità ridotta. Per chi non ha studiato fisica, vorrei far presente che gli effetti dell’energia cinetica accumulata durante il moto di un corpo dipende dalla velocità dello stesso, anzi col quadrato di quella. In poche parole, viaggiando a 50km/h, ossia a una velocità di poco superiore a una volta e mezza di quella di 30km/h (1,666) , si accumula un’inerzia d’urto che è il quadrato di quella differenza, e cioè più due volte e mezza (e oltre due volte e mezza saranno anche i danni patiti). Ragionateci sopra…
Anche in questo caso troverò l’opinione contrastante di chi afferma di essere particolarmente abile, di chi si fida del sistema anticollisione, e dei fatalisti che riconducono tutto alla fortuna/sfortuna. Fate voi.
Ci sarebbe anche l’aspetto ecologico, su due fronti.
Il primo è che oggi stanno trovando grande diffusione le automobili ibride (che non amo, sia chiaro), vetture che utilizzano prevalentemente il motore elettrico alle basse velocità.
Il secondo riguarda la differenza tra la velocità ideale e la cruda realtà. Sono certo che tra voi ci sono persone che utilizzano l’automobile in città, parlo di una struttura viaria urbana abbastanza estesa con incroci, semafori, precedenze, e ovviamente altri veicoli. Ebbene, ditemi se riuscite a tenere (non alle 3 di notte) un velocità costante di 50km/h. Non penso proprio. Il più delle volte si parte, si raggiunge una velocità di punta, per rallentare e fermarsi qualche centinaio di metri dopo la partenza. Vari studi diversi dimostrano che la velocità media effettiva nei centri cittadini non arriva mai nemmeno a 30km/h, e che nelle ore di punta scende sotto i 10km/h. Rappresentando il procedere di un’automobile in centro con una forma sinusoidale si vedrà che il grafico risultante a 50km/h è tormentato da picchi e precipizi, mentre per quello a 30km/h l’andamento è più scorrevole (e meno stressante), riducendo i ripetuti start-stop che tanto male fanno all’ambiente (e al veicolo). Ma anche questa è una mia opinione.
Diciamo poi che quella di Bologna non è un’estemporanea alzata d’ingegno. Altre città importanti d’Europa limitano a 30km/h la velocità nei centri abitati, gran parte di quelle spagnole, e poi Amsterdam, Edimburgo, Graz, Bruxelles, Zurigo, per non parlare di Parigi, dove è limitata a 30km/h la zona all’interno del Boulevard périphérique, praticamente tutto il centro (circa 90 chilometri quadrati). Se i francesi, ai quali sale volentieri la mosca al naso e sanno come farsi sentire, non hanno avuto molto da ridire, non riesco a considerare “assurda” la situazione di Bologna, però forse sono io che non capisco.
Ma veniamo ai numeri che mi hanno fatto imbufalire e che hanno dato la stura a questa noiosa geremiade.
Su internet ho aperto GoogleMaps e ViaMichelin. Lì è stato facile valutare la distanza tra il centro di Imola e il centro di Bologna, che è di 35 chilometri, per un tempo di percorrenza stimato di 53 minuti. Badate bene che il foglio di viaggio di ViaMichelin considera già il nuovo limite di velocità.
Vediamo allora quanto tempo ci si mette in più rispetto a prima. A Bologna, il punto di ingresso più lontano dal centro è quello dal lato di San Lazzaro di Savena. Da lì fino al centro sono 6 chilometri, che percorsi a 50km/h, e ti voglio vedere mantenere sempre costante questa velocità, fanno poco più di 7 minuti (7,2), mentre andando a 30km/h servono 12 minuti per arrivare in centro. Quindi, tirate le somme, si “perderebbero” solamente 288 secondi. Altro che un’ora!
Mi pare ovvio che se fosse necessario andare oltre il centro della città conviene percorrere la tangenziale ed entrare in centro dal punto più vicino.
E quindi?
Quindi se quel bel tomo ci mette tanto tempo le ipotesi sono le seguenti:
1 – Non sa guidare oppure ha un navigatore da schifo.
2 – È di Berlino (questa non la capiranno tutti…).
3 – Trova delle scuse con la moglie per stare fuori casa.
4 – La matematica non è il suo forte.
5 – Non possiede un orologio.
6 – Parla solamente perché ha la bocca.
7 – Prima viaggiava a ben oltre il limite di velocità consentito.
Spendiamo qualche parola in più per quest’ultima voce dell’elenco. È probabile che per far rispettare i nuovi limiti il Comune di Bologna abbia sguinzagliato i suoi vigili urbani e abbia sensibilizzato le altre forze dell’ordine, nell’ottica di indurre i cittadini alla moderazione velocistica, e che siano stati sanzionati (mai duramente quanto servirebbe) tutti coloro che abitualmente fanno orecchie da mercante o semplicemente quelli che si credono furbi. Siccome le avversità della vita mi hanno regalato una certa dose di cattiveria, potrei pensare che magari il nostro artigiano sarà stato pizzicato, anche più volte, altrimenti non si spiega la sua acredine e il suo intervento scomposto nella forma e nella sostanza. Chi mi conosce sa che la mia cattiveria è senza fine, quindi mi viene spontaneo sospettare che il nostro amico, con partita IVA, sia refrattario al rispetto delle regole, quelle del codice della strada in primis, e per una sorta di proprietà transitiva magari a qualcuna di quelle inerenti all’imposizione fiscale, un’altra ipotesi alla quale i soliti benaltristi sapranno opporre delle conclusioni contrarie e fumose.
Manco a dirlo, a scagliarsi contro i limiti di velocità a Bologna è stato il Barbariccia, il quale non ha mancato di far squillare la sua tromba anale per chiamare a raccolta le truppe di minus habens sempre pronte a sostenere delle posizioni antistoriche, antiscientifiche, antieuropee, antiecologiche, anticulturali e antirazionali. Direi che già solamente questa sorta di endorsement al contrario qualifica come ottime e condivisibili le misure attuate dal Comune di Bologna.

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