Omaggio

Inutile girarci troppo attorno, meglio chiarire subito la faccenda.: il nome di questo blog è implicitamente un omaggio a Furio Bordon, e in particolare alla sua opera più famosa: “Le ultime Lune”.
Ero più giovane (o meno vecchio potrebbe dire chi mi conosce un po’) quando mi capitò di ascoltare quei dialoghi, ancora così lontani, eppure promessi. Ricordo che allora ne fui colpito, forse spaventato, ma oggi riesco a sentire meno aliena quella situazione, anche se, come tutti suppongo, non posso fare a meno di temerla. Ciò che oso contestare è l’etichetta, ovvero il vizio di definire quell’opera teatrale un dramma, quando invece si tratta di semplice “vita”, quella sì prodiga dispensatrice di drammi.
Il protagonista è ormai rassegnato a farsi ricoverare in una struttura per anziani, Villa Delizia, e comprende, o finge di comprendere, le difficoltà che gli altri provano nei confronti delle sue testarde bizzarrie, le sue lune appunto. Intanto che fervono i preparativi per la sua partenza, egli dialoga con i fantasmi, il suo passato e il suo futuro, ciò che fu e ciò che forse sarà, aspetti già e ancora inesistenti, eppure così immanenti da farci dubitare della sensatezza del cosiddetto “presente”.

Così ho deciso di dare una forma grafica e visibile (per il comprensibile non mi sbilancio) ai miei fantasmi, alle mie fantasie, anche rivedendo cose scritte in passato, alle mie intemperanze, alle mie lune, e magari offrendo ospitalità a qualche artista impenitente.
In fin dei conti tutto quel che appare su un monitor è incorporeo, labile e illusorio come solamente i fantasmi sanno essere, eppure non ci sfiora il dubbio di essere preda di un imbroglio da noi stessi imbastito; vediamo ciò che non esiste, udiamo parole mai dette da bocca umana, ragioniamo con gli assenti, e mentre questo ballo di fantasmi va in scena, alle nostre spalle la “vera” realtà si prepara a colpire.
Per inciso, “Le ultime lune” fu l’ultima opera interpretata da Marcello Mastroianni, una partecipazione sentita come lo furono quelle, mi si passi l’incauto paragone, di Edward G. Robinson in “2002: i sopravvissuti” e Carlo Monni ne “I delitti del BarLume”, e chi sa di cinema, capirà.