Non solamente Brno

Ancora una volta abbiamo fatto una scappata in Cechia per realizzare l’annuale reportage del Patchwork Meeting, quello che una volta si teneva a Praga e che dal 2022 si è spostato a Brno. Se arrivare in Moravia è relativamente più semplice, vista la minor distanza da coprire, è innegabile che Praga offriva un richiamo turistico (e non solo) di maggior attrattiva. Confesso che nel 2022 e nel 2023 ci eravamo limitati a visitare la città (Spielberg, Villa Tugendhat, cattedrale, ecc.) perché la rete di trasporti pubblici è meno capillare rispetto alla Boemia, e quindi qualche posto particolarmente interessante risulta difficilmente raggiungibile.
Per motivi economici (ma anche ecologici e di relax) abbiamo scelto il trasporto pubblico (90€ di Flixbus con i 300€ e passa dell’automobile), e per non restare ancora una volta limitati alla città abbiamo pensato (bene) di noleggiare una piccola auto (Škoda Fabia) a Brno, che comunque è costata un terzo di quello che chiedono in Italia. Senza voler esagerare, abbiamo girato per la Moravia, e ne abbiamo tratto alcune impressioni favorevoli e alcune un po’ meno.
Diciamo subito che la natura la fa da padrona, nel senso che tra boschi, campi e vigne il verde era il colore dominante, con l’eccezione dei tappeti gialli di colza in fiore che si estendevano per chilometri. Nelle città è il Barocco lo stile dominante, e non mancano neppure i castelli, veri castelli, per esempio come quello di Pernštejn, mai espugnato. Sarà stato il periodo dell’anno (aprile in Cechia è considerata bassa stagione), sarà una certa riluttanza verso il turismo di massa, sarà una scarsa conoscenza delle peculiarità offerte dalla Moravia, ma ci siamo spesso trovati a girare quasi da soli in ambienti che altrove avrebbero richiamato folle di visitatori (per non parlare di turisti…). Confesso che tale condizione non era sgradevole, anzi, però andrebbe considerato che i beni storici e artistici necessitano di continua manutenzione e restauro, attività che i biglietti di ingresso contribuiscono a finanziare.
Ci sono due aspetti antitetici che definiscono alla perfezione queste due facce dell’offerta museale, il primo è l’assenza generalizzata di addetti che parlano inglese o tedesco (al castello di Pernštejn le visite guidate sono previste solamente in ceco moravo), mentre sull’altro lato si nota quanto i moravi siano orgogliosi del loro patrimonio storico, e di come facciano del loro meglio per proteggerlo, come per esempio imporre l’uso di ciabatte di stoffa a mo’ di pattine per non rovinare gli antichi pavimenti lignei del museo arcidiocesano a Olomouc.
Comunque spostarsi non è stato un problema (quasi). A Brno avevamo preso un economico monolocale in periferia, ma col tram si arrivava presto in centro, un servizio pubblico, badate bene, h24.
Fuori città le strade sono prevalentemente in buono stato, nulla a che vedere con quelle d’un tempo, ovvero quelle composte da piastroni di cemento col giunto in catrame. Va da sè che, non conoscendo le strade, la mia andatura era più che prudente, ma posso affermare che la maggioranza degli automobilisti locali guida rispettando i limiti di velocità, le precedenze, come pure il resto delle regole del codice della strada, utilizza le frecce, non strombazza col clacson e si arresta SEMPRE quando i pedoni attraversano la strada sulle striscie (e anche prima).
Se girare col tram per Brno e con l’auto in Moravia erano una faccenda semplice, oserei dire gradevole, altro discorso vale per la terra di mezzo, ovvero entrare o uscire dalla città. Si dà il caso infatti che in parecchie zone della cintura periferica siano stati avviati importanti lavori di sistemazione della rete viaria, e non sto parlando di una banale riasfaltatura, bensì nella costruzione di nuovi svincoli e sovrappassi. Bene, si potrebbe dire, nel senso che è un segnale di vitalità progettuale e di ripensamento dei flussi di traffico in direzione dell’efficienza. Male, invece dico io, quando di tutto quel macello di scavi, barriere, deviazioni e foreste di birilli di segnalazione non si dà pronta comunicazione alle compagnie che diffondono le mappe di navigazione. Un giorno prima di partire avevo aggiornato le mappe, giusto per stare tranquillo, però tutta la mia avvedutezza andava a farsi benedire quando il navigatore diceva “girare a sinistra” e a sinistra vedevo una pala meccanica che scavava. Quando poi, vista la svista, il mio Virgilio elettronico mi suggeriva di “procedere per 300 metri, e quindi fare un’inversione a U” su una strada che era un interminabile viale di birilli, allora mi saliva prepotente la voglia di fare uno strike come al bowling. Solamente orientandomi col sole e con una sorta di bussola interna come quella che possiedono gli uccelli migratori sono riuscito a scampare da quel ginepraio. L’unica consolazione mi veniva offerta da altri sventurati come me, i quali, pur essendo del posto, non di rado seguivano al mia automobile convinti che sapessi perfettamente ciò che stavo facendo.
Bando ora al mio spirito polemico, e date un’occhiata (se vi va) alla sottostante galleria di immagini. Non so se riusciranno a darvi un’idea intrigante della Moravia, però posso dirvi che, quando ne avrò l’occasione, spenderò qualche giorno di più per visitarla come merita.

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