Un pezzo di carta

È fatta.
Ma cosa, chiederete voi, e io vi rispondo subito: la seconda dose del vaccino contro il Coronavirus.
Tutto bene allora? Beh, proprio tutto non direi (si sa che sono un incontentabile).
Inizierei coll’osservare che, secondo me, stante l’avanzare della variante Delta, si sarebbero potuti anticipare i richiami di un paio di settimane. Del resto l’Astrazeneca non lo vuole nessuno, e ora si trova in offerta 3×2 al supermercato, quindi di materia prima ce n’era in abbondanza.
Ricordo che già al tempo della prima dose qualcuno storceva il naso quando gli veniva proposto il vaccino anglo-svedese, e pure l’operatrice medica che controllava la mia anamnesi si aspettava un certo mio disappunto, però la rassicurai affermando che accettavo qualsiasi vaccino. Avrei accettato anche Ace Gentile, purché funzioni.
Indubbiamente qualcosa ha funzionato, perché io vi sto scrivendo ora, e quindi non ho sofferto né di Covid e né di reazioni mortalmente avverse.
Magari domani sarà diverso, magari domani sarò a letto con la febbre e il mal di testa, perciò approfitto di questo momento per l’inevitabile e insopprimibile osservazione critica.
Quanto costa un foglio di carta?
Quanto costa stamparlo in bianco e nero?
Quanto costa consegnarlo a ogni persona che si vaccina?
Non molto, suppongo.
Bene. Assodato questo, vediamo a cosa sarebbe servito quel documento.
Una delle cause dell’incremento dei contagi è l’atteggiamento delle persone incaute o negligenti. Voglio qui soprassedere sui comportamenti scellerati di coloro che rifiutano volontariamente ogni cautela, e anzi ostentano talvolta le loro opinioni agendo in maniera che non temo di definire delinquenziale. In tutte le comunità esistono dei soggetti psicologicamente fragili che si aggrappano a ogni ciambella di salvataggio per paura di affogare nell’anonimato, e pazienza se invece di essere di sughero quella si rivelerà un pezzo di piombo, intanto si grida e si fa casino.
Nossignori, io intendo parlare di quelle persone (qualcuno a sproposito le ha definite coraggiose) che hanno accettato di farsi iniettare un vaccino emergenziale, una sostanza creata sull’onda dell’impellente necessità, un medicinale che non dovremmo vergognarci di sentire come “sperimentale”, perché tutte le più avanzate terapie alla fin fine sono in parte sperimentali.
Ebbene, una buona parte di chi ha completato il ciclo vaccinale assume un senso intimo di sicurezza, e non potrei dar loro torto. Un vero peccato che talvolta quella sensazione conduca alla convinzione di inviolabilità, ovvero alla sicurezza che il problema Covid non ci tocchi più.
Errore madornale.
Il vaccino non è una campana di vetro che respinge il virus, o quello che l’Autan è per le zanzare, non lo è per niente. Il vaccino serve per produrre gli anticorpi in grado di rendere inoffensivo il virus quando (e ripeto quando, non se) ci attaccherà.
Dato che sono in vena di spaventare la gente, mi va di portarvi un esempio parallelo con qualcosa di altrettanto temibile: il cancro.
Nessuno può permettersi di prendere alla leggera un tumore, però andrebbe detto che il pericolo proviene solamente da quelli che siamo in grado di rilevare. Ogni giorno nel nostro corpo si sviluppano delle forme tumorali, ma il nostro organismo è in grado di isolarle e correggerle, oppure le distrugge, e noi non ce ne accorgiamo nemmeno.
Col Coronavirus dovrà succedere la stessa cosa. Il bastardo continuerà a colpire, ma troverà le difese che i vaccini hanno permesso di attrezzare, ci sbatterà il naso contro e non svilupperà infezioni gravi. Va da sé che la persona in quel caso presenterà una carica virale non particolarmente pericolosa, almeno per gli altri soggetti vaccinati, e alla fine quei dannati virus patiranno la stessa sorte di un esercito attorno al quale è stata fatta terra bruciata.
Nel frattempo però tutti i soggetti vaccinati dovrebbero mantenere un comportamento prudenziale, continuando a indossare la mascherina al chiuso e nei luoghi particolarmente affollati, mantenendo la buona regola di lavarsi o disinfettare le mani, usando cautela nei luoghi pubblici, e tutto ciò non per proteggere sé stessi (altrimenti a cosa servirebbe vaccinarsi?), bensì come attenzione sociale e umana nei riguardi di chi vaccinato ancora non è, e chi per motivi anagrafici o di salute non può sottoporsi alla profilassi vaccinale.
Questo fino a che l’emergenza non sarà conclusa, e quando verranno individuate delle terapie globalmente efficaci contro le infezioni da Coronavirus. Poi finalmente potremo voltare la funesta pagina che quei maledetti cinesi hanno scritto per noi, e forse la smetteremo pure di insultarci a vicenda a causa di nozioni scientifiche raccogliticce e mendaci.
Sarebbe bastato un foglio formato A4, un foglio di carta, carta riciclata ovviamente, altrimenti qualcuno getterebbe dei sospetti sulla lobby della cellulosa, sul quale scrivere con parole semplici le avvertenze, i comportamenti che deve tenere la persona vaccinata, e poi ciao, tutto affidato alla sensibilità e alla responsabilità di ognuno di noi. Sono convinto che la maggior parte di chi ha deciso di vaccinarsi non avrebbe sentito quelle istruzioni come un insulto alla sua intelligenza o un attentato contro la sua libertà.
Sarebbe stato pratico, economico, efficace, bello, ma forse solamente in un mondo perfetto, che non è questo, ovviamente. Qui invece si viene abbandonati alla mercé delle opinioni più assurde e delle ipotesi più aleatorie.
Pazienza, forse faremo meglio durante la prossima pandemia.

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4 thoughts on “Un pezzo di carta

  • Dove ho ricevuto io il vaccino c’erano fior di poster che raccomandavano di continuare ad avere un comportamento prudente. Lo stesso mi dice la mia dottoressa e gli amici e conoscenti medici. Non internet. Non la tv (dove magari l’opinione è tagliata). Non pinco pallo. Non credo di vivere in una bolla privilegiata, la confusione fatta da chi la vuole fare, non mi tange. Detto questo, so bene che siamo in una sperimentazione, ma è giusto vaccinarsi non fosse altro che per un dovere sociale.

    • Nel mio centro vaccinale (gestito da ASUGI) non c’era nulla di tutto ciò e nulla mi è stato comunicato. Il massimo del loro sforzo consisteva in un orologio appeso alla parete per vedere quand’erano passati quindici minuti dalla puntura.
      Ti dirò, il giorno prima mi hanno telefonato a casa chiedendomi se potevo anticipare il mio appuntamento delle 18 e 45. Telefonata alquanto strana, poiché, carta canta, l’appuntamento era per le 17 e 54. quindi avevano fatto casino.
      Altra bizzarria, Rossana e io ci siamo vaccinati a due minuti di distanza (prima lei). A me è arrivato il messaggio SMS con il codice di accesso per il Green Pass, invece a lei, dopo una settimana dal mio SMS, ancora no.
      Bah…

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