La primula e l’ape

Un timido raggio di sole si posa su una primula, per poi scivolare su un’ape accanto a lei.
– Buongiorno, e ben svegliata – dice la primula.
– Buongiorno cara, come va?
– Che vuoi che ti dica, siamo sempre qua, ma tutto sommato non mi lamento.
Restano un po’ di tempo in silenzio, assaporando l’aria del mattino, finché non sentono avvicinarsi dei rumori, forse di passi, ma accompagnati da corrispondenti colpi secchi.
– Chi mai sarà? – chiede l’ape.
– Non saprei – risponde la primula. – Di solito qua non passa mai nessuno, tranne quando…
– Già, tranne quando, purtroppo.
L’ape e la primula attendono di vedere chi o cosa sarebbe spuntato dalla svolta del tratturo, temendo l’arrivo di quell’evento che li avrebbe separati per sempre.
Si trovavano bene lì, e anche se non avevano fatto amicizia con nessuno, ormai s’erano abituati alla convivenza con l’ortica, il rovo, la robinia, la roverella, il tarassaco, la rosa canina, e non c’era momento dell’anno senza qualche novità da parte dei loro vicini, per la verità un tantino invadenti, però mai chiassosi.
Ecco, il momento è arrivato, un giovane ramo di acacia si sposta, un’ombra si allunga sull’arenaria sbrecciata del terreno, e appare una figura, un bipede bizzarro che si appoggia a due bastoncini metallici.
– Guarda – dice l’ape – è solamente un uomo, ma forse è debole, è malato.
– Perché?
– Di solito, quando sono vecchi, si appoggiano su un bastone, ma questo ne ha ben due.
– Forse hai ragione – commenta la primula. – Però cammina di buon passo.
– Vero, chissà dove va.
– Ovunque sia la sua destinazione, piacerebbe anche a me andarci – dice la primula. – Almeno ancora per una volta.
– Aspetta! – esclama l’ape. – S’è fermato. Cosa farà adesso, e perché proprio qui?
L’uomo pianta i due bastoni per terra, due steli di lucido alluminio, e poi apre una borsa che porta a tracolla. Si vede che sta trafficando con qualcosa che sta all’interno, e infine estrae una macchina fotografica.
– Toh, questa proprio non me l’aspettavo – commenta l’ape.
– Nemmeno io. Ogni tanto passa qualcuno di qua, ma è come se non ci vedessero. Talvolta sospetto che non vogliano vedere.
– Invece lui ce l’ha proprio con noi – dice la primula. – Oddio, che emozione, è tanto tempo che nessuno mi fa una fotografia. Ricordo che invece quand’ero giovane si mettevano pure in posa accanto a me.
– A me no, penso che a nessuno interessasse il mio aspetto, anche se, cercando bene, potrei essermi imbucata in qualche fotografia.
– Non fa niente. Vedi, te l’ho sempre detto, l’età non conta e non è mai troppo tardi.
– Oggi è proprio una giornata straordinaria allora – dice l’ape.
– Sì, una giornata straordinaria. Su, guarda, sta puntando la macchina fotografica. Dai, facciamo un bel sorriso!
– Cheese.

 

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