Alleg(o)ria

Le prospettive non son rosee, e con questo eufemismo intendo dire che passerà ancora parecchio tempo prima che si possa tornare a vivere senza che incomba su noi questa cappa plumbea. Se per buon peso c’aggiungiamo pure il mio proverbiale ottimismo e le piacevolezze che l’età avanzata offre, allora abbiamo a disposizione abbastanza materia greggia per comporre una tragedia greca.
Dato che, per fortuna di tutti, non mi reputo all’altezza di Euripide, mi limito a qualche riflessione che spazia dal cinico all’amaro, e per esempio la gianografia n°30 intitolata “Disparità di trattamento” dà un’idea di quali siano la tracce emotive che da un bel po’ solcano il mio animo. 

Quando arriva un colpo di fortuna non ci si chiede mai perché sia capitato proprio a noi, lo si accetta di buon grado.
Al contrario succede che sofferenza e curiosità siano sorelle; perciò potrei supporre che solamente un’anima in pena trovi sollievo nell’affrontare il mistero e porti alla luce ciò che i sazi non vedono.

Si potrebbe supporre che in questo periodo la mia curiosità sia più che solleticata, e io vi confermo che è così. Mai come ora mi sono trovato ad affrontare con disperante lucidità gli enigmi che la vita mi pone. Un vero peccato che una tale chiarezza di percezione io non riesca a trasmetterla con puntuale fedeltà, e stento a decidermi se tale scorrettezza è dovuta a un difetto di strumenti o se inconsciamente preferisco essere criptico per non risultare crudo.
Può succedere allora che mi trovi davanti a un bianco foglio mentale, costretto a stenografare i mozziconi di pensiero che come pesci avvertiti guizzano nella mente, e che poi mi spinga a cercarne il senso per distinguere la verità dall’abitudine. Infine, quando trovo il coraggio che non ho, scrivo le improbabili risposte.

 

Alleg(o)ria

Manca poco a mezzanotte
nel salone illuminato
del gran ballo in maschera.

Avvelenate son le frecce
che girano e girano
fino alla chiave di tutto.

La musica copre gli scatti
sull’eterno quadrante
dei numeri mai uguali.

O figlia della cenere
che ancor volteggi gaia
non guardarti intorno.

O figlia della cenere
il tuo amato già si consola
con una rossa coppa di vino.

O figlia della cenere
al rintocco niente rimarrà
nemmeno i tuoi frammenti.

Quindi non fuggire più
tutto fugge in vece tua
ogni momento del tempo.

Quindi non temere più
di tornare a quel che eri
nessuno davvero cambia.

Quindi non usare più
i passi dell’orchestra
ma alza i piedi e vola.

O padre della cenere
brilla ancora per un poco
perché la notte fa paura.

O padre della cenere
tieni al caldo il fiume
che mi scorre dentro.

O padre della cenere
fammi compagnia
almeno fino a mezzanotte.

E intanto fuori, Biancaneve
con le sue sette mele marce
ride e attende il Principe.

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6 thoughts on “Alleg(o)ria

    • Hai ragione, almeno sul primo punto, il periodo non è dei migliori. La consapevolezza che questo marasma ci sta negando persino quel poco di serenità che speravamo di conservare (una mia amica poetessa le definisce “fregole de felicità”) concorre a virare verso tinte scure il nostro umore.
      Ti confesso che questo scritto è una sorta di guizzo di ribellione al fato, come le ultime note de “I tiri burloni di Till Eulenspiegel”, nel senso che stravolgendo la fiaba ho cercato l’allegria dentro un’allegoria, nella quale spero che Cenerentola (la figlia delle cenere), ovvero la mia futile fantasia, continui a volteggiare nonostante le delusioni della vita. Allo stesso tempo mi rivolgo al padre della cenere, il fuoco, in questo caso inteso come energia vitale, pregandolo di starmi accanto e darmi la forza di non mollare.
      Tutto sommato vedi che si tratta di un componimento dal quale trafila ancora della speranza (ed è già tanto per me…)
      Ahoj
      🙂

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