L’estate

Mai fatto mistero di una mia predilezione per le composizioni di Antonio Vivaldi, compositore nato a Venezia nel 1678 e protagonista nei primi decenni del settecento, un musicista del quale il 99% delle persone conosce solamente il primo movimento (Allegro) del Concerto Nº 1 in Mi maggiore, opera 8, RV 269, più noto come “La primavera”.
Di quel gruppo di quattro concerti continuo a preferire “L’inverno”, sia per affinità metereopatiche e sia per la forza musicale che sprigiona, e comunque di Antonio Vivaldi non esistono solamente “Le quattro stagioni”, in quanto tra sonate, concerti e musica vocale sono centinaia le opere del compositore veneziano. Nonostante l’indubitabile qualità delle sue composizioni, queste rischiarono l’oblio, seriamente minacciate dall’uragano musicale della seconda metà del XVIII secolo e di tutto il XIX secolo, e solamente all’inizio del ‘900 ricomparvero nelle sale da concerto, ottenendo un nuovo e meritato riconoscimento.
Vivaldi è una tappa del mio percorso musicale, potremmo dire “controcorrente”, un lungo viaggio che era partito eoni addietro da vari generi del rock, Uriah Heep, Deep Purple, Cream, tanto per fare dei nomi, verso stili sempre più complessi, passando Pink Floyd (prima serie), King Crimson, Frank Zappa, Colosseum, e che, grazie a buoni uffici di Keith Emerson e soci, mi condusse alle frastagliate rive della musica classica.
Lungi da me l’idea di affliggervi con l’elenco o, peggio ancora, la condivisione di quanto vado ascoltando di questi tempi, essendo io già abbastanza odiato dalla mia consorte, la quale (giustamente) non comprende come si possa apprezzare qualcosa che sta a mezzo tra una catastrofe di piatti che cadono e una vecchia carrucola che cigola, con l’accompagnamento delle urla di una persona sventrata mediante un coltello poco affilato.
In questo post invece mi va di proporvi un breve filmato realizzato da quattro abili chitarristi, i “40 FINGERS”, e non solamente perché interpretano a loro modo e con notevole bravura “L’estate” di Antonio Vivaldi, ma anche perché la collocazione delle riprese corrisponde agli stessi sentieri che mi capita di percorrere, le zone che ogni tanto attraverso per qualcosa di più impegnativo di una scampagnata ma meno avventuroso di un’escursione, quattro passi per una boccata d’aria (troppa aria talvolta), un angolo di mondo brusco ed enigmatico, una valle fratta e per niente ridente che troppo mi somiglia.
Se vi va, avrei girato anch’io qualche frammento, e li potete trovare qui:
Andiamo a pranzo fuori?
La mia compilation (soundtrack)

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