So di sognare (Somnio, ergo sum)

Ce toit tranquille, où marchent des colombes,
Entre les pins palpite, entre les tombes ;
Midi le juste y compose de feux
La mer, la mer, toujours recommencée !
Ô récompense après une pensée
Qu’un long regard sur le calme des dieux !

Quel pur travail de fins éclairs consume
Maint diamant d’imperceptible écume,
Et quelle paix semble se concevoir !
Quand sur l’abîme un soleil se repose,
Ouvrages purs d’une éternelle cause,
Le Temps scintille et le Songe est savoir.

Eccovi una carrellata di fotografie del Midi francese, principalmente la zona di Montpellier e Sète.
Vi chiederete forse cosa c’entrino quei versi in francese. Si tratta delle prime due stanze (sì, si chiamano proprio così) del poema di Paul Valéry “Le Cimetière marin“, dedicato al cimitero di ricchi, un tempo Cimitero Saint-Charles, che si trova sul fianco del colle che sovrasta la cittadina di Sète. Dopo la morte del poeta venne deciso di identificare quel luogo con lo stesso titolo di quel famoso testo. Per essere precisi, Paul Paléry, già abbastanza avanti negli anni, scrisse quelle parole mentre si trovava lontanissimo, a Parigi, idealizzando un ricordo di gioventù al fine di rappresentare il conflitto tra una filosofica (e rassegnata) tranquillità con i burrascosi eventi della vita che bisogna saper cogliere al volo, nel bene e nel male. Poco più di dieci anni più tardi Hermann Hesse iniziava a scrivere “Il giuoco delle perle di vetro”, un romanzo dove l’ordine ideale, quasi utopico, di una società votata alle arti e alla cultura, non riusciva a reggere il confronto, né psicologico e né tantomeno fisico, con una vita di forti sensazioni impreviste e talvolta, come in quel caso, pericolose all’estremo.

Leggendo l’ultima frase ho provato un bruciante riflesso di identificazione, non verso il poeta s’intende, mai mi arrischierei a un tale paragone, bensì verso il concetto che solamente nel sogno sta il vero sapere, e io che di sogni ho vitale necessità, che di quelli mi sono nutrito fin da quando ho memoria, mi rendo conto che sono l’ultimo scudo rimastomi contro la disperazione del nulla.
Il sogno è sapere, per sapere bisogna prima sognare, sognare di sapere, di andare, di scoprire, di inventare, di essere ciò che si desidera essere. E del resto, vorrei vedere chi si prendesse la briga di contraddire William Shakespeare quando scrive: siamo fatti della materia di cui son fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d’un sogno è racchiusa la nostra breve vita.

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