Comportamento sfrenato

L’automobile, questa sconosciuta, almeno in alcune parti.
Attenzione, non pretendo che vi siano noti alcuni particolari dettagli tecnici e funzionali, non vi chiederò del rapporto al ponte, del corpo farfallato, dell’angolo di anticipo e amenità simili, son cose da specialisti.
Vero è che avere un’idea della curva di coppia, del sistema di sospensioni, dell’accessibilità ai componenti banali soggetti a sostituzione, alla capacità di carico, al raggio di sterzata, tanto per citare qualche caratteristica evidente o reperibile, dovrebbero far parte delle valutazioni di un’autovettura prima del suo acquisto. In assenza di tale attenzione si rischia poi di trovarsi a bordo di un veicolo dalla potenza “mostruosa”, che però si esprime solo quando il contagiri è quasi a fondo scala, oppure di un costosissimo e appariscente pick-up che utilizza ancora le balestre come una carrozza del XVII secolo, o anche di un veicolo dalla linea avveniristica che però vi obbliga a servirvi di un’autofficina se dovete sostituire una lampadina della targa, oppure di non riuscire a caricare un collo solo un po’ ingombrante in un SUV più grande di un furgone, o di trovarvi costretti a fare mille manovre per un parcheggio o una conversione a U che ad altri riescono in quattro e quattr’otto.
Detto ciò, ci sarebbe ancora da scoprire un componente della vostra autovettura che viene, troppo spesso, sottovalutato.
Vi svelo un segreto: in più di quarantacinque anni che guido non ho mai sostituito una lampadina degli stop. Ci sono riuscito semplicemente evitando di frenare. Badate, non sono uno spericolato votato al disastro, quando serve freno, ma solamente quando serve. Questa guida “particolare” la devo alla mia prima autovettura, che in realtà era un fuoristrada. Si trattava della Lada Niva, un 4×4 di produzione sovietica che aveva delle caratteristiche peculiari, nel bene e nel male. Tra le prime, la carrozzeria portante, sospensioni anteriori indipendenti con freni a disco, la trazione integrale e una manutenzione semplicissima e molto economica. Tra i difetti citerei la sua tendenza a consumare più olio che benzina, una prima troppo lunga, un sistema di trasmissione piuttosto rumoroso e infine, tipico di tutti fuoristrada, il posteriore ballerino. I suoi freni a tamburo installati su un ponte rigido avevevano la fastidiosa tendenza a bloccarsi, e poteva capitare di perdere il controllo del ponte posteriore, ragion per cui, sia sull’asfalto che in fuoristrada, facevo molto affidamento sul freno motore (che con quattro ruote motrici è molto efficace).
Si dà il caso poi che io abbia uno stile di guida “ferroviario”, nel senso che è molto uniforme, con accelerazioni e rallentamenti molto graduali, e ovviamente privo di ripetute frenate, il che, altrettanto ovviamente, non sollecita troppo le luci di stop. Ma c’è un altro fattore che influisce favorevolmente su quell’impianto, e mi riferisco ai semafori.
Immagino la vostra perplessità, ma permettetevi di farvi notare un dettaglio che, forse, fino a oggi vi è sfuggito, ossia il comportamento tipico di un automobilista fermo al semaforo in attesa del verde. A prescindere dalla collocazione del semaforo, in città, in campagna, in salita, in discesa, in una piatta distesa del Polesine, chi è al volante continuerà a mantenere pigiato il pedale del freno, per tutto il tempo, salvo i casi peggiori di chi, in salita, mantiene fermo il veicolo lavorando di frizione. Ebbene, tutti costoro ignorano, almeno temporaneamente, l’esistenza del freno di stazionamento, più noto come “freno a mano”. Grazie a quel pratico accessorio, fornito di serie, potrebbero tranquillamente rilassarsi, riposare il piede e la gamba, ripartire in salita con più agio, e soprattutto evitare di accecare con quella luminaria rossa chi è fermo dietro alla loro vettura. Non andrebbe inoltre trascurato il tangibile “bonus” derivante da tale buona abitudine, ossia il risparmio economico derivante dalla non sostituzione frequente delle luci di stop, con risparmi di decine di euro (più manodopera), e immagino già sappiate che, mantenendo premuto (magari a fondo) quel benedetto pedale, la pompa freni continua a lavorare, il che non è proprio il massimo.
Ora vedete voi…

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