Le verità di Pinocchio

Le verità di Pinocchio

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Undicesima puntata

 

Il sole si stava rapidamente avvicinando all’orizzonte quando in lontananza notò una serie di fili di fumo che si alzavano nell’aria.
– Se c’è del fumo ci son delle case – si disse Pinocchio. – E in quelle case qualcuno ci vive, dentro, non solamente dietro. Speriamo bene.
Quando arrivò nei pressi del paese la luce stava già calando, ma ce n’era ancora quella che bastava per leggere il cartello a un lato del sentiero. Diceva: “Benvenuti a Borgobuono”.
Scottato dall’esperienza precedente, Pinocchio decise di osservare ben bene il paese prima di bussare a una porta in cerca di ospitalità. Tutte le case erano modeste, senza fronzoli ma dignitose, tenute con egual cura davanti e anche ai lati, con dei recinti in legno che le dividevano e che separavano la proprietà dal sentiero dove Pinocchio si trovava a passare. Si notava ogni tanto un pollaio addossato alla casa, oppure, un po’ staccato da quella, una piccola stalla. Dietro alle abitazioni si stendevano dei frutteti, e in mezzo a quelli qualche arnia avrebbe fornito dell’ottimo miele. Si capiva che la ricchezza del paese non stava nell’oro e nell’ostentazione, bensì nell’onesto lavoro e nella concordia. A quell’ora le donne stavano finendo di preparare la cena, lo palesava il buon profumo che usciva da qualche finestra della cucina rimasta aperta, mentre gli uomini si scambiavano cordialmente le impressioni della giornata coi vicini, magari appoggiati allo steccato che divideva i loro terreni. Le nonne invece erano con i nipotini, sedute sul prato antistante la casa o sugli scalini dell’ingresso, col più piccolo sulle ginocchia, e di sicuro stavano raccontando qualche vecchia storia del paese. Quella visione sciolse il cuore di Pinocchio, e dopo tanto preoccuparsi, piangere e scappare sperò anche lui in un piatto di minestra e una carezza. La vita era stata buona per quel villaggio, e per certo anche le persone non lo sarebbero state di meno. Infatti vide una donna uscire di casa e offrire una torta appena sfornata alla sua vicina. Degli uomini stavano si stavano dando da fare nella riparazione provvisoria di una piccola legnaia che, a quanto si capiva, non era la loro. Una ragazza consegnò un vestitino a una donna con la preghiera di effettuare una riparazione o roba del genere, e quella lo prese senza esitazione come se avesse ricevuto il regalo più bello del mondo.
Pinocchio fu certo che in quel mare di bontà una goccia sarebbe stata trovata anche per lui, e con fiducia si avvicinò all’abitazione più vicina. Fu sorpreso di scoprire che il cancello di ingresso era bloccato da un robusto chiavistello, ma non per questo si perse d’animo. Suppose che venisse chiuso per evitare che i bimbi uscissero in strada, con i pericoli che ciò comportava, anche se faceva fatica a immaginare quali potrebbero essere stati in qual villaggio così amorevole. Dopo un paio di tentativi di aprire quel cancelletto si avvicinò allo steccato e cercò di attirare l’attenzione di due uomini che stavano amabilmente conversando.
– Scusatemi signori, non è che potreste dare aiuto per stanotte a un viandante?
Il volo di una mosca avrebbe sortito più effetto su quei due, nemmeno si volsero verso Pinocchio.
Allora lui si schiarì la voce e insistette con più decisione.
– Buonasera! Mi chiamo Pinocchio, potreste aiutarmi per favore?
Entrambi volsero con flemma estrema lo sguardo verso il nuovo arrivato, ma non risposero.
– Ehi, dico, siete forse sordi o solamente maleducati?
Il dialogo tra i due uomini che ne seguì fu, per Pinocchio, qualcosa di assurdo.
– Hai visto anche tu?
– Ho visto.
– Hai sentito anche tu?
– Ho sentito.
– E allora?
– Non saprei.
– Si dovrebbe far qualcosa?
– Si dovrebbe.
– Qualcuno dovrebbe far qualcosa?
– Dovrebbe.
– È ancora lì?
– È ancora lì.
– Non se ne va?
– No.
– E allora?
– Non saprei.
– Sarebbe meglio che andiamo via noi?
– Sarebbe meglio.
– Allora andiamo a cena?
– Allora andiamo.
– Cosa mangerete?
– Pici con l’aglione.
– Buoni. Lo sai cos’ho per cena io?
– Spezzatino.
– Come lo sai?
– Mia moglie vi ha portato delle patate.
– Brava donna, vero?
– Sì, ma anche la tua.
– È ancora lì?
– È ancora lì.
– Non se ne va?
– No.
– Allora andiamo noi?
– Andiamo.
– Buona serata.
– Anche a te.
Detto ciò si separarono ed entrarono nelle rispettive case senza nemmeno degnare di un’occhiata lo sbigottito Pinocchio.
Intanto lui, a sentir parlare di cena, pici e spezzatino era venuta una fame che manco ci vedeva, che si sarebbe mangiato persino l’erba di quei giardini. Proprio in quel momento dall’uscio di una casa di fronte uscì una donna con una grossa cesta sotto il braccio, e Pinocchio attraversò il sentiero per farsi sentire da quella.
– Buonasera signora, mi chiamo Pinocchio, e sono di passaggio.
– E passa allora, chi ti tiene.
– No… e che… senta non è che per caso avrebbe qualcosa da mangiare in quella cesta?
– C’ho del pane vecchio ammollato, per le mie galline.
– Non è che me ne darebbe un tozzo per favore?
– E bravo lui, poi che mangiano le mie galline, la luce della luna?
– Ma solo un pezzetto…
– Sì, e poi magari una non mi fa le uova, e te la saluto la torta che devo preparare domani.
Alla parola “torta” Pinocchio quasi si sentì mancare, ma tenne duro e cercò di mantenere viva quella conversazione.
– Una torta signora?
– Esatto, la preparo per la figlia del sindaco, fa gli anni.
– Lei è proprio una buona persona, signora.
– Lo so, qui siamo tutti buoni, non lo sapevi?
Quella frase gli regalò uno spiraglio di speranza, perciò decise di chiedere aiuto nella maniera più esplicita possibile.
– Vede signora, ho camminato per tutta la giornata, senza mangiare, e stanotte non ho un posto dove dormire. La prego, potrebbe aiutarmi?
– Dipende.
– Da cosa?
– Sei del paese?
– Nossignora.
– Sei un parente in visita?
– Nossignora.
– Allora niente da fare, non ti posso aiutare.
– Ma perché?
La donna si girò e se ne andò verso il pollaio senza rispondere a Pinocchio. Evidentemente non nutriva nessun interesse per la conversazione, per lui e per il suo miserevole stato.
– Tu non sei di Borgobuono, vero?
Chi gli aveva fatto questa domanda era un vecchio signore seduto su una poltroncina di vimini sistemata in mezzo al prato della casa accanto. Aspettava che lo chiamassero per la cena, e intanto si godeva qualche pipata in santa pace.
– No, per arrivare qui ho attraversato la Foresta dei mille sentieri.
– Ben fatto, ragazzo mio, ben fatto. Però non sei di Borgobuono.
– E allora?
– Qui siamo tutti buoni.
Pinocchio non era più tanto sicuro che quella frase corrispondesse alla realtà, però diede corda al vecchio. Non si sa mai…
– Immagino di sì.
– E come noi possiamo essere sicuri di essere buoni?
– Beh, non ho visto nessuno che litiga, e nemmeno ho udito parolacce o imprecazioni. Direi che siete delle persone oneste e cordiali.
– Esatto, vedo che sei sveglio. Però per mantenerci buoni dobbiamo essere sospettosi nei riguardi di chi viene da fuori, non possiamo rischiare che un “cattivo” ci rovini la reputazione, sarebbe un disastro.
– Ma allora io, come potrei sperare in un aiuto? – chiese Pinocchio con una punta di angoscia nella voce.
– È semplice, devi dare prova di essere buono.
– Io sono buono, ma qui e adesso non ho modo di dimostrarlo. Cosa potrei fare?
– Ah, questo non lo so, io ti ho spiegato il cosa, ma al come devi pensarci tu, e devi farlo alla svelta.
– Perché?
Il vecchio non fu molto preciso al riguardo, ma a quanto pare di notte non usciva nessuno da casa, ragion per cui chi stava per strada non era del paese e diventava automaticamente una persona sospetta. Dato che al mattino di forestieri non se ne vedevano in giro era logico supporre che qualcuno si era preoccupato di portarli via, chi, come e dove al vecchio non interessava, contava unicamente che nel villaggio restassero sempre e solamente i buoni.
Quella faccenda spaventò alquanto Pinocchio. L’ultima fettina di sole stava sparendo dietro alle colline, e così, oltre all’eventualità di passare una notte all’addiaccio tormentato dalla fame, ora si aggiungeva il pericolo di essere prelevato nel buio da degli sconosciuti, sicuramente non benintenzionati, e portato chissà dove. Per disperazione si mise a correre di casa in casa, cercando un volto non ostile, un cancello aperto, un rifugio qualsiasi, ma ormai tutti erano rientrati nelle loro abitazioni, porte e cancelli erano serrati a doppia mandata, e all’esterno delle staccionate c’era solo il nudo sentiero.

Continua…

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