À la carte

Ogni tanto capita di scoprirsi obsoleti, ma nel mio caso, vista l’età, tale sensazione si presenta presenta più spesso.
Rimango comunque convinto che nei confronti della tecnologia siamo tutti dei perfetti Marcovaldo, sempre a rincorrere un cavallo molto più veloce di noi, e chi si vanta di essere aggiornato pecca come minimo di presunzione.
Una riprova di ciò l’ho avuta in una birreria dove servono dell’ottima New England IPA alla spina accompagnata con delle rondelle di cipolla che sono la fine del mondo.
Causa Covid era passato più di un anno dalla mia ultima puntata in quel locale, perciò quando arrivò una giovane cameriera a prendere le ordinazioni la pregai di portarmi il menù, tanto per vedere se c’erano delle novità in vista. In risposta alla mia ragionevole richiesta mi fu indicato un quadratino di un paio di centimetri per lato incollato sul piano del tavolino. Si trattava di un codice a barre bidimensionale (QR Code), leggendo il quale sarei potuto accedere all’offerta della casa, in quanto, come misura di contrasto alla diffusione della pandemia, si era scelto di non far circolare tra i clienti un documento cartaceo.
Purtroppo io dispongo di un telefono “datato”, un vecchio Nokia-Microsoft per il quale molte app sono indisponibili o superate, perciò rinunciai subito a tentare di leggere quel codice con la mia fotocamera solo per scoprire di essere rimandato a un sito web o a un documento pdf scarsamente leggibile, e ordinai ciò che già mi era noto.
Mi si potrebbe obiettare che sarebbe ora che sostituisca finalmente l’antidiluviano Nokia con un apparecchio più attuale dotato di tutte le funzionalità oggi disponibili, ma intanto cominciamo col dire che talvolta il mio apparecchio prende le reti meglio dei suoi colleghi appena usciti dal negozio, che vive senza necessità ricaricarlo per ben tre giorni, che dispone di un GPS in grado di localizzare la mia posizione anche nella Foresta Nera e che perciò, disponendo di mappe aggiornate, in automobile può trasformarsi in un efficace navigatore (ovviamente anche con supporto vocale), oltre al fatto che, come telefono, svolge benissimo la funzione.
Le peculiarità del navigatore satellitare sono diventate oggetto di una mia riflessione, e più precisamente da quando, chiacchierando con quella gentile cameriera, mi capitò di esporle le problematiche alle quali si potrebbe andare incontro nella lettura del QR Code (pr. chiuarcod) in condizioni di luce scarsa o non uniforme. A quel punto lei resta un attimo interdetta e mi fa “chiu… cosa?”.
Come s’usa dire, ecco che casca il palco. Questi baldi giovani sono prontissimi a utilizzare gli ammennicoli che la moderna tecnologia ci mette a disposizione, però non sanno veramente cosa stanno usando, non ne conoscono i principi base di funzionamento, le potenzialità e i limiti di quanto hanno tra le mani, e in buona sostanza non li sfruttano come dovrebbero, arrivando persino a farsi complicare la vita da oggetti immaginati per facilitarla.
Vi chiederete cosa diavolo c’entri il navigatore con tutta questa faccenda del menù.
È presto detto.
Capita sempre più spesso di notare delle persone che si spostano in automobile seguendo pedissequamente le istruzioni del loro navigatore, una sorta di suocera che ti dice quando e dove girare e, volendo, quanto manca all’arrivo. È una bella comodità, niente da dire, e infatti non succede quasi più di incontrare degli automobilisti che si sporgono dal finestrino per chiedere lumi sulla strada da prendere. Se e quando avviene è solo perché il loro fidatissimo navigatore li ha condotti per stradine poderali, in vicoli stretti e bui, su per impervie salite dall’incerta conclusione, lungo perigliosi tragitti che danno su spaventosi strapiombi o si allungano dentro gole tenebrose.
Il fatto è che affidandosi unicamente alle istruzioni, mi correggo, agli ordini di un estraneo (di carne o di silicio è uguale) si è pari a un povero cieco, e senza nemmeno il bastone per tastare il terreno avanti a sé.
Una bella occhiata alla mappa prima di partire offre invece un’idea del percorso, ci indica distanze, punti di riferimento, orientamento, zone difficili, opportunità e soluzioni alternative, praticamente è un simulatore mentale del viaggio. Così, se a un certo punto iniziano a non corrispondere più i nomi o gli aspetti orografici che abbiamo memorizzato, può sempre sorgere il dubbio di aver appena commesso un errore, e la semplice correzione dello stesso fa parte del viaggio, e anche del gusto di compierlo, aspetto invece inesistente quando quella “suocera digitale” ti informa che sei un cretino perché hai girato a sinistra quando lei ti aveva chiaramente avvisato di girare a destra tra trecento metri.
Vabbè, che ci volete fare, sono obsoleto, però a tal riguardo vorrei citarvi ancora qualcosa sui viaggi, quelli più lunghi possibili, i viaggi spaziali.
Quando la NASA mandò in orbita i suoi astronauti delle missioni Apollo fornì loro una penna speciale in grado di scrivere in assenza di atmosfera e di gravità, per inventare la quale fu speso ben un milione di dollari.
I russi usavano una matita.
🙂

 

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