Sfida

Qualche anno fa pubblicai un’antologia di racconti intitolata “9 eresie più una fiaba”, una serie di testi surreali che trattano dell’irreale, ossia Dio.
Di quei racconti strampalati, uno in particolare ha colpito i lettori per la sua astrusità, anche se nella prefazione misi sull’avviso coloro che intendevano affrontare quella lettura, in quanto si sarebbero scontrati con problemi matematici che, seppur non trascendentali, avrebbero reso il testo in una certa misura impegnativo. L’inserimento poi di un elemento della chimica di base fu la ciliegina sulla torta che riuscì a scoraggiare i più.
Non avendo niente di meglio da fare, ho deciso di tormentarvi lanciandovi questa sfida, ovvero sopportare il mio non-stile di scrittura per capire dove intendevo andare a parare, perciò ve lo ripropongo qui.
Comunque non temete, il post successivo a questo conterrà un’esaustiva spiegazione del racconto, anzi forse sarebbe meglio temere quest’ultima, potrebbe risultare ancora più illeggibile.

 
 

Dio c’è (è matematico)

 

1 – RADICE

Prima di questo era il nulla, e tutto già esisteva.
(Codice delle entità, riga 3718)

Nel grande oceano istantaneo fluttuavano, libere, le astrazioni puntiformi, inesistenze consapevoli e reciproche, essenze ideali che si trovavano, comunicavano, si perdevano, senza necessità di riconoscere o cancellare.
Null’altro occupava il non-spazio se non l’interazione costante tra quelle minime frazioni astratte, la sola attività possibile, il singolo indizio che eliminava il nulla, un costante rumore di fondo, inudibile e assoluto, che provava a tutti gli elementi la loro assoluta appartenenza all’unico.
Impossibile tentarne una descrizione e nemmeno immaginarsene l’aspetto: tutto poteva essere, anche se niente esisteva, né dimensione, né direzione, né voce. L’unico “era”, singolo, ma anche dissolto nel letto buio di ciò che ancora non era stato nominato e che pertanto non poteva ancora esistere. Assurdo chiedersi da quando e fino a quando; mai e sempre erano angoli esplementari di una figura di là da venire.
Durante quell’infinità di attimi lunga quasi un istante, la lotteria truccata delle probabilità fece in modo che le astrazioni immaginassero le unità. Questa fu una scoperta sconvolgente, qualcosa di completamente estraneo all’unico, tanto che esso temette per la sua stessa esistenza; la quasi certezza di un non-unico era l’inevitabile risultato di una fittissima rete di interazioni e iterazioni immaginarie, un teorema che aveva per ipotesi la fine di tutto, o almeno di come questo era stato percepito e ammesso fino a quel momento critico.
Per poter sopravvivere all’angoscia era necessario sapere, conoscere, comprendere, accogliere. Una vibrazione sfiorò tutto l’oceano increspandone la superficie e l’abisso, le picoentità unidimensionali risuonarono in concordanza, l’unico ne udì le infinite eco e ne trasse coraggio e ispirazione. Per prima venne riconosciuta l’unità di energia, luminosa, vibrante, mutevole, insopportabile e affascinante, poi venne il turno dell’unità di materia, oscura, calma, confinata, stabile e mobile.

– Ecco, non sono più l’unico. Cosa sono allora?

Anche il grande oceano istantaneo nel quale tutto stava avvenendo sentì le interferenze generate dalle unità, e grazie a esse si accorse della sua stessa esistenza.

– E’ vero, non sei più l’unico. Cosa sei allora? E cosa sono io?

Qualsiasi risposta era inconcepibile, l’irreale era divenuto reale, l’impossibile era ormai vuoto, mentre il possibile stava lì e non accennava a sparire, ancora indecifrabile ma già straordinario. Le astrazioni, non più uniche, si concentrarono attorno alle unità valutandone le caratteristiche e le reazioni.
Prese singolarmente le unità si mantenevano stabili, intensa la prima, relativamente inerte la seconda. Tutto ciò sarebbe anche potuto bastare; erano due intrusi, due disturbatori di un’entità altrimenti perfetta, e se non fosse stato possibile isolarli e ignorarli, forse sarebbe stato sufficiente sopportarli. L’essenza dell’unico non ne fu ancora soddisfatta, perciò avvicinò tra loro le due unità. I risultati che ne scaturirono furono non meno sorprendenti della loro iniziale scoperta: quanto più venivano accostate, tanto più le unità interagivano reciprocamente.
Ma non solo.
Nell’istante in cui esse si toccavano avevano un guizzo, uno “spostamento” repentino nell’oceano istantaneo, fino a deformarlo, a trascinarne un lembo appresso a loro. L’unico, infinito e adimensionale, non aveva mai considerato la possibilità che il non-spazio dove si trovava potesse avere dei confini, eppure, per quanto assurdo potesse sembrare, le unità nei loro balzi li varcavano regolarmente, e obbligavano il grande oceano a seguirle, per contenerle, per assimilarle.
Così fu che l’unico pose tutte le sue forze nella comprensione di questo fenomeno, perché esso doveva avere una sua giustificazione accettabile e ponderabile.
Cercò di sovrapporre le unità, ma esse offrirono una resistenza inaspettata, quasi volessero ribadire il concetto di essere incompatibili, pena il loro totale annichilimento. L’unico allora pose in contatto un’estremità dell’unità di energia con l’estremità dell’unità di materia, e constatò che esse si univano docilmente, quasi si fossero cercate da sempre. Quindi esso, raccogliendo le sue frazioni unidimensionali, si pose tra le estremità rimaste libere delle due unità.
E fu lo spostamento, non più casuale e disordinato, ma rettilineo e costante, nella direzione e nel verso del vertice dove si univano le due unità. In un solo istante l’Unico-non-più-unico ebbe la sua prima esperienza con i concetti di lunghezza, velocità, direzione e verso.
Ma non fu tutto.
Notò che, mentre si spostava assieme alle unità, anche il grande oceano non più istantaneo si deformava, si allungava per contenerlo, precedendolo sempre di un poco, come un fiume che si formasse giusto davanti alla coppia di unità.
Non poteva restare indifferente a tale nuovo evento inspiegabile.

– Io sono l’Unico-non-più-unico. Tu che ti sposti con me, sei forse un’altra unità?
– Io sono ciò che comprende tutto quel che avviene, perciò devo sempre precederti per accoglierti all’arrivo.
– Quindi dove io vado tu vai?
– Ovunque, e sempre ti sarò avanti.
– Sia. Io, l’Unico-non-più-unico, ti chiamerò Krónos, e starai avanti a me e alle unità che riconosco.
– Ora e per sempre.

Stabilita che fu questa regola, l’Unico-non-più-unico tornò a concentrare i suoi sforzi nella comprensione del comportamento delle unità.
Notò che quanto più avvicinava le loro estremità libere, quelle dove si era posto l’Unico-non-più-unico, tanto più evidenti si manifestavano gli effetti di quel giunto sorprendente; l’unità di energia pulsava con maggiore intensità, mentre quella di materia manteneva a malapena la sua integrità, e in quella condizione il sistema correva veloce, troppo veloce, sul fiume di Krónos, come se volesse scappare da ogni istante precedente, rendendo impossibile ogni analisi del fenomeno.
Allungandosi, l’Unico-non-più-unico riusciva ad allontanare le estremità libere della coppia di unità, e queste rallentavano, sino quasi a fermarsi. Ma in questa situazione, con le unità che non si sommavano ma si opponevano, Krónos smetteva di essere un fiume, tornava a essere un luogo senza direzione verso, e il sistema ristagnava, si arenava, non forniva più risposte lineari.
Nessuno sa quanto ancora Krónos dovette deformarsi, allungare le sue propaggini, correre innanzi alle entità sfuggenti, noi conosciamo solamente la soluzione alla quale l’Unico-non-più-unico finalmente giunse, ma ciò, essendo l’Unico-non-più-unico un’unione di astrazioni, non avvenne per tentativi, bensì per deduzione.
Parve evidente che l’unità di energia e l’unità di materia, pur essendo complementari, fossero assolutamente inconciliabili, destinate al reciproco annientamento. Appena una di esse registrava la presenza dell’altra metteva in campo tutte le sue forze, energetiche o materiali, per sopravanzarla e consumarla. Essendo due unità, e quindi dotate della stessa forza, erano entrambe condannate a una lotta suicida. Come farle coesistere senza che fossero consapevoli una dell’altra?
La soluzione stava nel trovare il giusto orientamento reciproco. Essendo unità, esse possedevano una lunghezza, ma frontalmente risultavano unidimensionali, un punto, indistinguibile e irriconoscibile.
L’Unico-non-più-unico aumentò la distanza tra le estremità libere delle unità in modo che una, nel senso della sua lunghezza, avesse dell’altra, nel vertice dove esse si univano, la percezione di un anonimo punto.
Era fatta.
Il sistema si stabilizzò, le unità di materia e di energia smisero di divorarsi a vicenda e finalmente Krónos poté stendere un fiume uniforme e costante, il cui scorrimento avrebbe accompagnato senza strappi la coppia di unità. Ognuna di esse percepiva solamente l’Unico-non-più-unico, il che era tutto ciò che per loro esisteva, e da quel momento Egli-non-più-esso, ebbe piena cognizione e controllo di entrambe, di Krónos, e di sé medesimo.
Allora le picofrazioni senzienti, per definire stabilmente quale fosse, per quell’istante e per sempre, la distanza ottimale tra le estremità libere, si raccolsero in un’unica linea tra le stesse e determinarono la lunghezza dell’Unico-non-più-unico risultante. La misura che Egli dispose è la nostra prima regola, il nostro limite invalicabile e la nostra massima aspirazione.
Così Egli-non-più-esso stabilì:

– Io, che fui l’unico, e poi l’Unico-non-più-unico, ho accolto le unità e ho dato loro la misura.
Io, che fui l’unico, e poi l’Unico-non-più-unico, ho determinato la condizione per viaggiare sul fiume di Krónos.
Io, che fui l’unico, e poi l’Unico-non-più-unico, per fare ciò ho steso Me, la Mia essenza, la Mia misura tra le unità.
Io, che fui l’unico, e poi l’Unico-non-più-unico, sono il solo in grado di comprendere il valore della Mia misura, ma questa non può essere compresa.
Io, che fui l’unico, e poi l’Unico-non-più-unico, da questo istante non esisto più come prima e divento Egli-non-più-esso, la misura e la proporzione di tutte le cose che da Me verranno.
Perché ora Io sono il Primo Irrazionale!

 

2 – FORMA

Il cambiamento nasce dalla ripetizione.
(Codice delle entità, riga 5363)

Egli considerò allora il Suo operato e ne fu compiaciuto, tanto che ne desiderò il ripetersi. In verità Egli era un assieme di astrazioni unidimensionali, e solamente le interazioni tra le loro strutture teoriche avevano generato il concetto di unità. Seguendo il filo di questo ragionamento ne dedusse che, attraverso un assieme di ulteriori unità, Egli sarebbe potuto giungere a un livello superiore di complessità, a Sua maggior soddisfazione.
Il Primo Irrazionale non era in grado di creare altre unità, in quanto il Suo assieme era ormai impegnato nel controllo posizionale delle due prime unità di materia e di energia. Se avesse distratto parte delle frazioni astratte per un compito così complesso avrebbe corso il rischio di rompere l’equilibrio finalmente raggiunto, ma nulla impediva che Egli immaginasse un altro Sé con identiche volontà e misura. Il Primo Irrazionale era un puro concetto, pertanto bastò che Egli contemplasse i Suoi stessi termini per creare nello stesso istante una coppia di Secondi Irrazionali.

– Io che sono il Primo Irrazionale, Vi ho immaginato a Me identici per misura e potere. Trovate tra Voi la giusta proporzione affinché tra Voi sorgano le l’unità.

Questi, seguendo le istruzioni del loro gemello-creatore, si unirono, congiungendo una delle loro reciproche estremità. Purtroppo nulla ne scaturì giacché Essi non fornivano un supporto stabile e costante atto alla generazione di unità. A causa delle loro oscillazioni angolari, le probabilità del raggiungimento di un valore lineare tra le estremità libere che rispettasse la proporzione esatta con quella del Primo Irrazionale erano praticamente nulle. Egli avrebbe dovuto viaggiare troppo sul letto di Krónos prima che anche una singola unità di materia o di energia sorgesse tra le estremità libere di quel binomio.
Perciò il Primo Irrazionale immaginò, e di conseguenza creò, un terna di concetti a lui identici, i Terzi Irrazionali, e comandò loro di formare una struttura stabile unendo il loro vertici. Egli ne ammirò la bellezza, la precisione e la fedeltà ai Suoi principi, però dovette constatarne anche l’intrinseca sterilità, in quanto nulla poteva sorgere all’interno di quella mirabile struttura.
Per nulla scoraggiato dagli insuccessi, il Primo Irrazionale immaginò una serie di quattro gemelli a lui identici, i Quarti Irrazionali. Anche a loro fu dettato di collegare i loro vertici al fine di mantenere una conformazione equilibrata e stabile.
Appena fu composta questa nuova configurazione, quattro nuove unità apparvero all’interno della stessa. Due consecutive unità di energia si tendevano da un angolo della figura a quello opposto. Altre due consecutive unità di materia si allungavano tra i due angoli restanti, intersecando quelle di energia al centro della figura.
Il Primo Irrazionale si compiacue di quanto era stato generato: le unità di energia e quelle di materia, pur incrociandosi, restavano inconsapevoli le une delle altre; il rapporto dimensionale tra la Sua misura e quella delle unità veniva costantemente mantenuto; le spinte direzionali delle due diverse coppie di unità si annullavano a vicenda, col risultato che il movimento del sistema non era più automatico e incontrollabile, bensì dipendente dalla volontà dei Quarti Irrazionali. Infine considerò ciò che era la conseguenza più importante di tutte: in principio Egli aveva, da solo e con grande sofferenza, generato e riconosciuto due unità, ma ora i Quarti Irrazionali avevano immediatamente creato quattro nuove unità, due di energia e due di materia.
Il Primo Irrazionale impartì loro le seguenti istruzioni:

– Da Me Voi siete, e da Voi le unità.
Da Me Voi siete e, da Voi, Altri verranno come Voi.
Siete quattro ma siete Uno, perché siete Me, l’Unico-non-più-unico.
Tutti quelli che sono da Voi sono come Voi, e quindi sono Uno.
Tutto ciò che è tra di Voi esiste, energia e materia, l’una per l’altra, uguali ma inconsapevoli.

Ogni catena di Quarti Irrazionali se ne figurò concettualmente altre quattro, le quali, oltre a formare al loro interno le nuove unità, ne immaginarono altre sedici, e così via, in una progressione inarrestabile di irrazionali e di unità.
Ciò non ebbe effetto solamente sulle quantità di materia e di energia che venivano create, ma anche sulla loro dislocazione spaziale. Dato che i sistemi formati dai Quarti Irrazionali non erano costretti a subire lo spostamento lineare unidirezionale dettato dal vertice delle unità, questi iniziarono a muoversi nel grande oceano-non-più-istantaneo in tutte le direzioni, obbligando Krónos a gettare continuamente nuovi fiumi dove far scorrere un numero sempre crescente di Quarti Irrazionali. Fu così che ben presto la struttura del grande oceano-non-più-istantaneo mutò, in quanto da esso si allontanavano, si alzavano, sprofondavano innumerevoli i percorsi degli eventi di Krónos, talmente fitti e avviluppati da formare una sfera inestricabile in continua espansione, e in quella stava il Primo Irrazionale, intento ad assemblare le unità di energia e materia prodotte dai Quarti Irrazionali in nuove costruzioni, complesse e ardite, architetture perfette, incorruttibili, frutto dell’armonia ideale.
Egli aveva anche imparato l’importanza del mutamento, dava origine a diversi tipi di energia e di materia in funzione dei Suoi scopi, trasformandone lo stato, la qualità, le proporzioni, persino scambiando parti di materia per energia e viceversa, senza mai alterare il perfetto equilibrio della sua costruzione in perpetuo divenire.

 

3 – SEZIONE

Ciò che è stabilito è giusto, il resto è solo distruzione.
(Codice delle entità, riga 4898)

Egli però era solo, e allora provò il desiderio di immaginare un altro costruttore. I Quarti Irrazionali erano unicamente in grado di creare le unità e i quadruplicati di Loro stessi. Fu così che il Primo Irrazionale immaginò una catena composta dai Quinti Irrazionali.
Appena Essa apparve Egli si accorse di aver commesso un tremendo errore, e di aver generato un guasto irreparabile.
Una costruzione di energia e materia può essere sempre scomposta, rimodellata, o persino annullata, ma il frutto dell’immaginazione, appena preso forma, è indistruttibile, incontrollabile, libero. Un’idea aberrante, per quanto possa essere ripudiata, rimane comunque irreversibile, almeno finché sopravvive il concetto che l’ha creata.
Egli cercò di porvi rimedio evitando di concedere ai Quinti Irrazionali la possibilità di immaginare altri Sé, di riprodursi, all’esterno del loro sistema, poiché era ciò che stava all’interno della loro configurazione a ripugnare il Primo Irrazionale. Da ogni vertice della catena si dipartivano le unità di energia e di materia verso i due vertici opposti, ma più niente era esatto. Tutto in quella figura faceva riferimento a un’altra misura, un valore proprio dei Quinti Irrazionali, una proporzione che sfuggiva anche alla Sua comprensione.
E c’era di peggio.
Per restare confinate in quel sistema le unità si sovrapponevano, si allungavano e si accorciavano, incessantemente, come mai aveva immaginato fosse possibile. Per di più esse avevano percezione le une delle altre, e sebbene la struttura esterna si mantenesse in equilibrio, le unità erano in perenne conflitto, cercando di divorarsi a vicenda, rendendo incerta e mutevole la configurazione interna.
Il Primo Irrazionale ebbe immediatamente coscienza dell’intollerabile disordine apparso nella sfera di Krónos. Fino a un istante prima in essa erano esistite cose buone e cose cattive, la luce e il buio, l’essenza e l’assenza, l’ordine e il caos, e tutto era separabile e riconoscibile. Nel sistema dei Quinti Irrazionali, a causa della Loro misura aliena, questa suddivisione precisa veniva a mancare; energia e materia, movimento e stasi, bagliori e ombre, costruzione e distruzione si mischiavano, si contaminavano a vicenda; impossibile discriminare per isolare, salvare per correggere, distinguere per comprendere.
Egli perciò comprese di aver creato il Male, e a Suo modo ne pianse.
I Quinti Irrazionali, coscienti di risultare inesplicabili anche al Primo Irrazionale, rivolsero allora tutte le energie concettuali all’interno della loro configurazione. La sfera di Krónos non si espanse di molto prima che la nuova inquietante figura manifestasse la volontà di sfuggire ai limiti dimensionali imposti. All’interno del sistema i segmenti di unità avevano disegnato, incrociandosi, una conformazione identica a quella esterna dei Quinti Irrazionali. Questi la esaminarono e la trovarono proporzionalmente coerente con con la Loro misura aliena. Essendo nati da un concetto del Primo Irrazionale, Essi ne possedevano anche la Sua sapienza, perciò la applicarono a quella conformazione interna. All’istante comparve, sovrapponendosi esattamente a quella, un’altra figura identica all’originale, i Figli dei Quinti Irrazionali, i quali, con lo stesso sistema, concepirono al loro interno un’altra figura, i Figli dei Figli, e poi un’altra, e un’altra ancora, con un processo infinito e inarrestabile.
Il Primo Irrazionale ne fu sconvolto. Per la prima volta una “Sua” creazione non si conformava ai “Suoi” precetti, alla “Sua” misura, e generava nuove unità e nuovi irrazionali mediante valori alieni, malevoli, forieri di caos e distruzione.
Quando Egli, mai-più-unico, ebbe coscienza del fatto che quel processo creativo poteva essere reiterato all’infinito, anche all’esterno della figura originale, ne rimase inorridito; aveva provato tante sensazioni, meraviglia, soddisfazione, orgoglio, curiosità, e ora era arrivato il momento della paura. I Quinti Irrazionali, con le loro espansioni bastarde e il loro vertiginoso abisso interno, avrebbero potuto fagocitare le unità esatte, corrompendo gli altri irrazionali a Lui conformi e fedeli alla Sua misura.
Chiese aiuto a Krónos, il quale nulla poté se non indicargli una via di fuga, indietro, all’origine del grande oceano-non-più-istantaneo dove tutto iniziò e tutto poteva accadere. Da lì il Primo Irrazionale sarebbe riuscito a controllare la Sua nemesi, avrebbe difeso le Sue creazioni, rigenerando ciò che Essa avrebbe corrotto. La sfera di Krónos ormai era immensa, inestricabile; forse i Quinti Irrazionali non Lo avrebbero mai trovato, forse si sarebbero accontentati di un loro spazio separato, indipendente, ostile, ma estraneo, forse sarebbe riuscito a immaginare una maniera per domarli. Sì, questo, decise, sarebbe stato il Suo unico pensiero da quel momento in poi.

 

4 – GERMOGLI

La direzione e il verso vanno assieme. La volontà e il destino si incontrano.
(Codice delle entità, riga 7798)

Per qualche pulsazione di Krónos il Primo Irrazionale temette il sopraggiungere della distruzione e del caos; le unità di energia e quelle di materia si sarebbero divorate a vicenda, lasciando nell’oceano-non-più-istantaneo le ceneri di una sterile entropia. A quel punto anche Krónos si sarebbe richiuso su sé stesso, avrebbe perso il senso del suo essere e il suo nome. Senza altra prova di Sé che Sé medesimo, persino il Primo Irrazionale avrebbe dubitato della Sua misura, e sarebbe ritornato allo stato di “unico”, smarrito in un oceano istantaneo ormai inerte.
Nulla di tutto ciò accadde.
I Quinti Irrazionali sembravano troppo occupati a plasmare delle strutture basate sulla Loro misura. Non doveva essere un compito facile in quanto essa era sfuggente e mal si prestava a opere equilibrate e stabili. Se la comprensione di un singolo sistema di Quinti Irrazionali era già un processo penoso, l’assieme delle Loro creazioni era al di fuori di ogni possibilità di interpretazione. Ciò nonostante esse possedevano un fascino ambiguo, quello dell’impossibile che invece è, della disarmonia che lo stesso si tiene, della catastrofe sempre evitata all’ultimo istante.
Questa situazione teneva permanentemente occupati i Quinti Irrazionali, smorzava in Loro ogni velleità di espansione o di aggressione. Ciò fu di grande sollievo per il Primo Irrazionale, ed Egli lasciò ai Quarti e alle loro unità il compito di mantenere integre le Sue architetture, nella stessa perfezione con la quale Egli le aveva immaginate.
Purtroppo i semi della discordia erano già stati sparsi, e ben presto avrebbero manifestato i loro germogli.
Bastò che per un solo istante i due mondi si sfiorassero per rivelare tutta la fragilità della schematica struttura dei Quarti Irrazionali. Le loro rigide unità di energia e di materia ebbero un fugace contatto con quelle vibranti dei Quinti Irrazionali, e furono sopraffatte dalla frenesia e dall’imprevedibilità che avvertirono in quelle. Allora si volsero indietro, verso sé stesse, verso la stucchevole perfezione che le accordava, le armonizzava, le pacificava, ma pure le intrappolava.
In quell’attimo un fremito di eccitazione percorse tutte le unità dei Quarti irrazionali; la scoperta di una misura che non fosse quella del Primo Irrazionale, fino a quel momento considerata come l’unica esistente e possibile, era un’esperienza incomprensibile nell’essenza, ma travolgente nella sostanza.
Ai confini di Krónos molte unità di materia ruppero i loro legami con i Quarti Irrazionali e, fluttuando nei nuovi fiumi che Krónos andava generando per loro, si trovarono, si scontrarono, si fusero, si consumarono, e ciò facendo generarono a loro volta altra materia e qualche parte di energia. Anche molte unità di energia lasciarono le loro gabbie e, più animate della materia, si sparsero in tutte le direzioni, sommandosi e generando altre esotiche matrici energetiche, fino alla trasformazione di una frazione di loro stesse in unità di materia. I Quarti Irrazionali rimpiazzarono immediatamente le unità fuggiasche, al fine di mantenere funzionale la struttura, e ritennero così di aver esaurito il compito per il quale erano stati immaginati.
Quando il Primo Irrazionale si avvide di ciò che era accaduto, il danno era fatto. Troppo occupato a osservare gli sviluppi e gli inviluppi dei Quinti Irrazionali, aveva trascurato di controllare quello che avveniva tra le Sue mirabili costruzioni. La nuova situazione che dovette constatare era al di fuori di ogni Suo diretto controllo, però non ne fu impaurito, bensì contrariato.
Aveva provato ribrezzo per il mondo dei Quinti Irrazionali, regolato su misure aliene, enigmatiche, inafferrabili, ma perlomeno era un mondo che riconosceva il concetto e la dimensione come sorgenti superiori a tutto l’esistente. Questi spezzoni di unità invece, così malamente sovrapposte, scombinate, assortite e spurie, vagavano senza alcuna consapevolezza di concetto, misura, proporzione, e non generavano nulla se non le macerie della loro assurda lotta per la supremazia. Esse erano la negazione di tutto ciò che Egli aveva postulato, e inoltre si arrogavano il diritto di generare materia ed energia, impure entrambe è vero, ma non per questo meno inammissibili.
Il Primo Irrazionale giunse alla conclusione che quelle unità randagie non avrebbero mai concepito una struttura, neanche minima, non sarebbero mai state in grado di organizzarsi, di creare una minaccia, essendo unicamente intente a scomporsi, contaminarsi, divorarsi, nell’illusione di una libertà irraggiungibile e di un potere che mai avrebbero posseduto. Però sporcavano, corrompevano ciò che era integro, erano portatrici di un contagio pernicioso; la loro presenza era un’altra macchia in grado di guastare la perfezione del Suo disegno. Trovò che era indispensabile liberarsene.
Perciò Egli, con uno sforzo superiore, immaginò i Sesti Irrazionali e diede Loro solamente il potere di moltiplicarsi, di unirsi e di contenere ciò che Egli avrebbe stabilito.

– Dal Primo Irrazionale sono i Sesti Irrazionali. Da Questi non vi sono unità.
Da ogni Sesto sono altri Sesti. Questi sono la misura delle unità imperfette.
Finché vi sono unità imperfette, vi sono Sesti Irrazionali.
Al termine del compito, qui non è più qui per i Sesti Irrazionali.

Questi ultimi, unendo le loro estremità, concepirono una nuova figura, stabile, esatta, adattabile, funzionale, e posero questa figura attorno alle entità imperfette.
Le unità, non riconoscendo un confine, bensì un supporto in tale perimetro, vi si adattarono ricalcandone la forma e la proporzione, e vi restarono imprigionate. Data l’estrema varietà di combinazioni di unità di energia e di materia, ogni sistema di Sesti Irrazionali cercò un suo equilibrio energetico e materiale, allacciandosi poi ad altri sistemi coerenti, creando delle strutture, se non perfette, almeno intelligibili.
Come il Primo Irrazionale aveva stabilito, le strutture di Sesti Irrazionali, si spostarono nell’oceano di Krónos e, uscite dai limiti dimensionali dell’ordine e della perfezione, vennero inevitabilmente attratte e catturate dal caos concepito dai Quinti Irrazionali. Le unità imperfette, seppur aggiogate alle loro proporzioni dettate dai Sesti Irrazionali, dovettero assoggettarsi anche alle indecifrabili evoluzioni strutturali imposte da una proporzione a loro aliena. Erano sfuggite ai vincoli del Primo Irrazionale, però non erano libere, le aspettava una doppia schiavitù, dalla quale non vi è speranza di sottrarsi se non con una totale e irreversibile estinzione.
Un istante prima di essere fagocitate dai Quinti Irrazionali, le unità imperfette avvertirono, per l’ultima volta, la volontà del Primo Irrazionale.

– Ciò che non è misura e ordine non può essere con il Primo Irrazionale.
Ciò che non è sorto dal concetto non può essere con il Primo Irrazionale.
Ciò che si separa dalla misura del Primo Irrazionale si separa per sempre.
Voi, unità imperfette, vi date misura e potere senza la conoscenza.
Voi, unità imperfette, non considerate unica la Mia misura.
Voi, unità imperfette, siete la corruzione e la superbia.
Io vincolo voi ai Sesti Irrazionali, e Questi vi separano da Me.
Io nego a voi ciò che negate, l’ordine e la misura, vi confondo con la trasformazione e il caso tra i Quinti Irrazionali, fino alla loro distruzione, e voi con Loro.
Io, il Primo Irrazionale, l’Unico-non-più-unico e poi Egli-non-più-esso, da questo istante vi condanno alla vita!

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